Alcune riflessioni sull’adolescenza facendo riferimento alla teoria psicodrammatica

L’adolescenza è un periodo importante e cruciale nello sviluppo, le sfide, che si presentano in questo periodo della crescita, e la loro risoluzione, rappresentano un contributo fondamentale per la vita futura della persona, per quanto riguarda il carattere e lo sviluppo della personalità. In questo periodo aspetti essenziali della personalità assumono una forma e vengono alla fine organizzati in un senso del Sé più coerente e stabile.Il Sé è per Moreno, il fondatore dello psicodramma, il punto di coagulo della soggettività, e da’ la sensazione alla persona di stare bene o male nel mondo. Il Sé nasce dai ruoli cioè dall’interazione con gli altri e il mondo. Affinché il Sé possa stare bene, ha bisogno di fare sufficiente esperienza delle funzioni nutritive e di sostegno offerte dal mondo ausiliario (ovvero l'insieme delle persone che hanno funzione di sostegno e nutrimento sia fisico che psicologico, lungo tutta l’esistenza umana). Moreno descrive il ruolo come la “forma operativa che l'individuo assume nel momento specifico in cui egli reagisce a una situazione specifica nella quale sono implicati altre persone o oggetti” . Tale definizione sottolinea due aspetti fondamentali: 1. il ruolo è l'esplicitarsi dell'essere, il suo manifestarsi con forme e caratteristiche peculiari, in quel momento particolare, è l'espressione della spontaneità e della creatività dell'individuo. 2. Nessun individuo esiste come entità a sé stante, indipendente dal contesto ma si esprime sempre in relazione ad altri esseri viventi o oggetti, i controruoli, appunto, che rappresentano l'esterno, la realtà, l'altro da sé. Ciò significa che il ruolo esiste solo in relazione ad un controruolo e che il controruolo è, a sua volta, attivato dai ruoli giocati dal ruolo stesso. Comprendiamo quindi che il Sé nasce dalle relazioni, l’essere e l’esperienza di essere in relazione sono indistinguibili. Molti teorici hanno argomentato che l’interazione sociale da luogo, fa nascere, le capacità individuali (per es. la rappresentazione, il linguaggio, la consapevolezza), la soggettività emerge dall’intimo engagement con gli altri. Lo spazio e il tempo in cui l'individuo sviluppa incontri, agisce ruoli e controruoli i quali determineranno la sua peculiare modalità di funzionamento nelle relazioni interpersonali viene definito dal fondatore dello psicodramma MATRICE. Lo sviluppo del bambino passa da matrice in matrice: materna, d’identità, familiare, sociale, valoriale. L’adolescenza porta alla conclusione di questo processo e alla strutturazione della matrice valoriale: il sistema di valori, di riferimento etici e morali, di criteri guida per la valutazione e realizzazione dei propri ruoli nell’interazione con gli altri esseri umani. La matrice valoriale è una cornice che l’individuo percepisce come confine e riferimento per i propri comportamenti, qualcosa che da loro senso, integrazione e finalizzazione (Dotti 2002).La matrice valoriale è un punto d’arrivo la cui costruzione inizia dalla pubertà (12-13 anni) e termina con la maturità fisica, emotiva e psichica. La maturità di queste parti non avviene in modo armonico e questo rende il percorso dell’adolescente non sempre facile.L’adolescenza è segnata, infatti, da massici cambiamenti ormonali e cerebrali, nonché da sorprendenti cambiamenti fisici che portano alla caratterizzazione del corpo maschile e femminile, all’instaurarsi di nuove competenze di pensiero astratto, allo sviluppo di un’identità consapevole e indipendente.Possiamo dividere l’adolescenza in tre momenti: una prima adolescenza dagli 11 ai 14 anni in cui il compito primario del pubere è quello di affrontare i cambiamenti del proprio corpo e di guadagnarsi l’autonomia dai genitori, iniziano quindi in questo periodo le lotte per la separazione e il ricongiungimento. Un secondo periodo tra i 14 anni e i 17 anni, media adolescenza, in cui i giovani dovrebbero aver acquisito una padronanza e competenza nel condurre le loro battaglie, e infine una tarda adolescenza oltre i 17 anni, periodo in cui gli adolescenti sono alle prese con la comprensione delle questioni relative a intimità e vicinanza.Non vi è un’età definita per l’inizio o la fine dell’adolescenza, la pubertà può manifestarsi prima o dopo e questo a cause ed effetti diversi.Molti fattori psicobiologici incidono: buone relazioni familiari, una buona relazione con il padre sono fattori che portano ad una pubertà ritardata, viceversa stress, inquinamento, l’essere adottati in un paese straniero, sono fattori che possono determinare un precoce sviluppo. Le ricerche hanno dimostrato che uno sviluppo precoce nelle ragazze può portare a maggiori segni di sofferenza psicologica e problemi di salute mentale (Ge, Conger, Elder, 1996). I cambiamenti fisiologici della pubertà si verificano tendenzialmente prima di quelli emotivi, soprattutto nelle ragazze. Molte ragazze iniziano ad avere le mestruazioni e a sviluppare caratteristiche sessuali secondarie all’età di dieci o persino nove anni. L’incremento dei livelli degli ormoni sessuali e della crescita comporta lo sviluppo degli organi sessuali e delle caratteristiche sessuali secondarie, iniziano le mestruazioni, viene prodotto lo sperma, compaiono peli sul viso e sul corpo, la voce inizia a modificarsi…Tutto ciò porta ad alterazioni fondamentali del Sé conosciuto, alterazioni della forma, dell’odore, nella consistenza, nella dimensione. Tutto questo è accompagnato da un forte aumento delle pulsioni sessuali e aggressive, che spesso sono accompagnate da vivaci fantasie. Tali cambiamenti ormonali e chimici possono essere la causa dell’aggressività e anche dell’infelicità, tipica dell’adolescenza (Garber, Keiley, Martin, 2002) probabilmente per questo gli adolescenti hanno bisogno di ricercare il piacere. Un altro aspetto importante, da tener presente, è lo sviluppo massiccio del cervello che avviene durante quest’età. Nel cervello avviene un importante processo di potatura, perdita di materia grigia e un aumento di mielinizzazione, che lo rende più efficiente, ma anche meno adattabile. Avvengono salti in avanti in termini di capacità cognitive, memoria di lavoro e abilità a gestire informazioni in competizione tra loro. Il pensiero raggiunge la sua più alta espressione potendo ora funzionare in modo astratto. Si parla perciò di pensiero ipotetico-deduttivo, intendendo con questo termine il fatto di poter tener conto non solo di ciò che è direttamente percepibile (azioni, situazioni, eventi) ma anche di ciò che è soltanto possibile. Si apre quindi il ventaglio delle “possibilità”, di ciò che non è stato, ma che sarebbe potuto accadere. Il ragazzo/a diventa capace di ragionare non solo su oggetti reali ma anche sulle idee in modo ipotetico e deduttivo. Può così incamminarsi al pari dell’adulto su speculazioni che riguardano l'intero campo del sapere: la politica, l'arte, l'estetica, la filosofia, la religione, ecc. Con l’adolescenza è acquisita la capacità di riflettere su di sé e sul proprio pensiero. “La realtà è ora secondaria alle possibilità” ha affermato Piaget parlando dello sviluppo del pensiero formale che si realizza in adolescenza; si assiste alla differenziazione del reale dall’astratto. La possibilità d’essere oggetto di riflessione permette inoltre all'adolescente di interrogarsi su quanto gli sta capitando a livello interno, riflettendo sui cambiamenti del proprio corpo e sulla nascita di nuove emozioni, sentimenti e sensazioni.  Lo sviluppo del pensiero simbolico è ciò che rende possibile il lavoro con il simbolo con l’adolescente. Secondo Ammaniti se durante l’adolescenza non si verificano queste nuove acquisizioni permane, per lo meno temporaneamente, una insufficiente mentalizzazione e i processi di pensiero vengono espressi a livello corporeo con una grave carenza della dimensione simbolica. L’agire sarebbe pertanto il segnale di un arresto o di un disturbo delle capacità simboliche. Le ultime aree del cervello a svilupparsi appieno sono i lobi frontali viceversa il sistema limbico, che regola il comportamento in caso di pericolo e il comportamento emozionale, è ben funzionante, questo potrebbe spiegare perché l’impulsività e la ricerca del piacere siano più intense che in altre fasi della vita. Tramite la TAC si è visto che gli adolescenti sono guidati dall’amigdola, la regione più primitiva del cervello, che ha a che fare con le risposte di attacco e fuga, invece che essere guidati dalla corteccia prefrontale, come lo sono gli adulti. Questo può spiegare perché alcuni adolescenti reagiscono in modo eccessivo ed esplodono così velocemente. Gli adolescenti le cui strutture cerebrali sono ancora in fase di maturazione sono guidati più da stimoli emozionali immediati e si distraggono più facilmente rispetto agli adulti.Il cervello degli adolescenti si riconfigura velocemente, ma è allo stesso tempo vulnerabile, si danneggia facilmente e gli effetti delle esperienze adolescenziali quali uso di droga o alcol sono a volte duraturi. Vi è un’interazione importante tra esperienze biologiche e psicologiche. I maschi con alti livelli di testosterone e relazioni familiari scadenti sono più inclini a correre rischi, mentire, rubare, bere o marinare la scuola. Quelli con basso livello di serotonina tendono a diventare aggressivi, mentre le femmine virano di più verso la depressione, se però le relazioni all’interno della famiglia sono buone i livelli di serotonina tendono ad avvicinarsi alla norma.Per quanto riguarda l’ambito dei rapporti familiari e sociali si sa che in adolescenza si tende a dipendere meno dalla famiglia e ad identificarsi di più con il gruppo di pari. L’adolescenza è una seconda possibilità, una seconda nascita. Se le matrici sono state dei buoni contenitori, allora le cose fluiranno bene, però se ci sono stati degli inceppamenti il periodo dell’adolescenza può essere più faticoso e doloroso.In questa fase, con l’inizio della pubertà, si riattiva la matrice d’identità che può essere organizzata in modo diverso, utilizzando capacità e competenze nuove che prima non c’erano. In questo cammino, di ridefinizione di sé e del proprio ruolo nel mondo, il pubere si sente insicuro e necessita di avere il controllo sull’altro, su se stesso, sulle relazioni, per questo all’inizio restringe le sue relazioni corridoio con altri pari. Quando si sentirà rassicurato, più forte e fiducioso allora potrà ri-comprendere la triangolarità e la circolarità e accettare che il suo migliore amico abbia altri amici.Queste relazioni in corridoio dapprima sono unisessuali, poi eterosessuali e permettono il ri-riconoscimento dell’Io e il ri-riconoscimento del Tu (Fonseca). Il riconoscimento dell’altro, come diverso da sé, un Tu, viene ridefinito in questo periodo e quando il pubere non sarà alle prese con le proprie emozioni, desideri preoccupazioni che portano a utilizzare l’altro e non percepirlo come un Tu, ma come un Ciò, avrà la capacità ed energia per comprendere ed aiutare il Tu.L’ambiente extra familiare ha una funzione fondamentale per consentire all’adolescente la sperimentazione di ruoli e vissuti nuovi rispetto alla situazione familiare. Il gruppo dei pari in questo periodo acquista un ruolo importante e ha una forte influenza sull’adolescente. Nel grande contenitore del gruppo l’adolescente può vivere le fasi di strutturazione dei ruoli definite da Moreno come successione di conformismo, sperimentazione e creazione: role taking (assumere un ruolo così com’è trasmesso dalla propria cultura di appartenenza), role playing (arricchire il ruolo in base ai propri vissuti e variazioni individuali) e role creating (creare e interpretare il ruolo in modo personale adattandolo alle situazioni della vita che si presentano). Buoni gruppi aiutano i ragazzi/e a sviluppare una fiducia nuova nelle proprie idee e capacità e quindi a creare ruoli adeguati a sé. Altri gruppi possono essere rischiosi e coinvolgere gli adolescenti in comportamenti pericolosi, ruoli non adattivi e cristallizzati.E’ importante tener presente che quando i genitori si sentono minacciati dal gruppo dei pari dei loro figli e si attiva un conflitto, allora l’adolescente si ritira ancora di più dai genitori e il gruppo diventa più importante.Anche se il rapporto con i genitori è complicato dal ritorno delle pulsioni aggressive e sessuali e la relazione è caratterizzata dall’ambivalenza fra il bisogno di dipendenza e autonomia la conquista dell’indipendenza non necessariamente va a discapito dei rapporti familiari. Le prime relazioni possono fungere da solida base dalla quale può decollare l’indipendenza. Il modo in cui gli adolescenti si avvicinano alle relazioni, comprese quelle d’amore e sessuali, sono pesantemente influenzate da esperienze precoci di vicinanza ed intimità in famiglia. Con un buon sostegno genitoriale gli adolescenti sono in genere più sicuri in termini di attaccamento e gestiscono anche le relazioni con i propri pari e la carriera accademica con maggior fiducia. Nonostante diventino più autonomi in tempi di crisi, possono ancora rivolgersi ai genitori chiedendo il loro aiuto. Lo stile di attaccamento continuerà quindi ad influenzare i rapporti che gli adolescenti avranno con i loro coetanei e con i loro partner.Una buona relazione con i genitori e con il padre in particolare diminuisce le probabilità di sviluppare depressione, disturbi d’ansia, comportamenti antisociali e di dipendenza da sostanze. Una famiglia accudente, buone competenze accademiche e sociali, un gruppo dei pari vicino, buone scuole, un quartiere sicuro, tutto ciò è un buon predittore di salute e rappresenta un capitale sociale accumulato durante l’infanzia. Comprendiamo quindi che in base a come si ri-sperimenterà la triangolarità e la circolarità il percorso sarà più o meno tortuoso. Possiamo affermare che una genitorialità dura e punitiva associata a un gruppo di pari criminale è uno dei principali fattori di rischio.Per quanto riguarda i problemi psicologici che possono svilupparsi durante l’adolescenza possiamo dire che le ragazze sviluppano più problemi di internalizzazione: depressione, ansia, disturbi alimentari. I ragazzi più problemi di esternalizzazione: disturbi della condotta, ADHD, autismo, sindrome di Tourette, coinvolgimento in attività antisociali e criminali. Bambini con ADHD, se non sono stati trattati, da adolescenti hanno più alte probabilità di sviluppare condotte antisociali, difficoltà scolastiche, comportamenti criminosi e abuso di sostanze. Trascuratezza e maltrattamento negli anni dell’infanzia portano nell’adolescenza a depressione, disturbi d’ansia, comportamenti antisociali e uso di sostanze (Music 2011). I ragazzi che hanno successo a livello sociale e sessuale, tendono ad essere atletici, attraenti, maturano precocemente. Per i ragazzi avere meno partner sessuali può portare a depressione, viceversa per le ragazze una maturità sessuale precoce e avere più partner sessuali può aumentare il rischio di sviluppare depressione. Il solo fatto di avere un orientamento omosessuale fa aumentare la possibilità che s’instaurino problemi di salute mentale (Fergusson, Horwood, Ridder, Beautrais 2005). La rottura delle relazioni è la causa più frequente per manifestazioni precoci di depressione adolescenziale e di tentativi di suicidio.La tarda adolescenza e la transizione all’età adulta propongono nuove opportunità evolutive. Può emergere una nuova resilienza anche per coloro che sono arrivati con fatica fino a questo punto e hanno adesso una seconda possibilità per evolversi in modo diverso (Masten, 2006).Come scrive Music (2011) l’adolescenza non può più essere vista solo come un periodo di transizione, ma piuttosto come un periodo cruciale per la crescita psicologica, emozionale e sociale dell’individuo, un periodo in cui, possibilmente, si prepara la vita dell’adulto di domani.Maria Silvia Guglielmin