Comunicare l'autostima ai bambini

L'autostima determina la propensione ad essere felici e ad avere successo nella vita. I genitori, gli insegnanti e gli educatori hanno la fortuna e il dovere di alimentare questa preziosa e fragile fiamma, garantendole nutrimento, calore, sostegno e protezione. Un bambino con buona autostima è una persona realista e ottimista che diventerà un'adulto sereno ed equilibrato.  Avere una buona autostima significa avere una visione obiettiva di sé, conoscersi, essere coscienti dei propri punti di forza e dei propri limiti, accettarsi senza farsi illusioni e senza coltivare il desiderio di essere il migliore del mondo. I bambini formano il proprio giudizio di sé riflettendo sul proprio comportamento, osservando e ascoltando gli adulti di riferimento. Le parole che usiamo con i bambini hanno un ruolo chiave nella formazione della loro visione di sé. 

Cosa fare? È importante favorire l'autonomia del bambino lasciandogli spazio per mettersi alla prova, tentare, ma anche sbagliare e ritentare. Perdoniamoci i nostri errori per insegnare al bambino a perdonare i suoi, aiutiamolo a valutare in modo realistico e costruttivo le piccole sconfitte di ogni giorno, i torti subiti, le gratificazioni mancate, gli obiettivi falliti. Aiutiamo nostro figlio a non farsi troppo condizionare dalle idee e dal giudizio degli altri, stimoliamolo a coltivare le proprie passioni, a scoprire le proprie doti e a prendere atto dei propri limiti, senza esaltarsi né autocommiserarsi. Ogni caratteristica o inclinazione fanno del bambino un individuo unico e irripetibile, degno di rispetto e di amore incondizionato. Ricordiamoci di far sentire nostro figlio una persona speciale, facciamogli una sorpresa ogni tanto. Aiutiamolo ad esprimere i suoi sentimenti, i suoi bisogni e i suoi desideri, se non per esaudirli, almeno per riconoscerli. Forniamo regole chiare, concrete, costanti, con conseguenze coerenti. Aiutiamo il bambino a socializzare, valorizziamo i suoi successi, incoraggiamolo a cercare sempre la positività in ogni situazione e a trovare le soluzioni nelle difficoltà. 

Evitiamo di proteggerlo o lodarlo eccessivamente, di colpire i suoi punti deboli, umiliarlo, usare toni di disprezzo o di ironia pungente, dare soprannomi poco rispettosi, ignorare o reprimere i suoi sentimenti, nutrire aspettative troppo elevate, essere incoerenti nell'applicazione delle regole, fare confronti inadeguati o distruttivi, controllarlo eccessivamente. Evitiamo di etichettare o criticare la persona dicendo:”Tu sei maleducato”, “Tu sei cattivo”, “Sei sempre l'ultimo”. È meglio focalizzarsi sul comportamento, che può essere oggetto di critica e discussione, mentre la persona non può mai essere giudicata. Meglio dire:”Il tuo comportamento non mi è sembrato corretto”, “Hai commesso uno sbaglio facendo quella cosa, prova a fare più attenzione”. E in senso positivo possiamo dire:“Hai fatto un buon lavoro”, “Questo disegno ti è venuto bene, complimenti”. 

Educare significa esaltare l'unicità, non appiattire e uniformare, non classificare ma valorizzare le diversità. Le regole fungono da guida ma concentrandoci unicamente su di esse rischiamo di perdere di vista il valore del bambino come persona. 

Aiutare un bambino a crescere in serenità e autonomia è un privilegio speciale, si tratta di un cammino non facile, ma ricco di soddisfazioni e di opportunità di arricchimento anche per i genitori, gli insegnanti e gli educatori. 

Carlo Petenà,  terapista del linguaggio, dottore in logopedia e in tecniche psicologiche. carpetena@yahoo.itTel.328.199.00.48