I fattori terapeutici attivati nel gruppo di psicodramma

di Maria Silvia Guglielmin

Diverse ricerche hanno dimostrato che la terapia di gruppo è efficace (Burlingame, Mackenzie e Strauss 2004).

Tale efficacia è dovuta a molti fattori che entrano in gioco durante la terapia di gruppo e che Yalom (2005) definisce “fattori terapeutici”.

Yalom descrive undici fattori terapeutici che sono:

  1.       Infusione della speranza
  2.       Universalità
  3.      Informazione
  4.       Altruismo
  5.     Ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare
  6.     Sviluppo di tecniche di socializzazione
  7.     Comportamento Imitativo
  8.     Apprendimento interpersonale
  9.     Coesione di gruppo
  10.     Catarsi
  11.     Fattori esistenziali

Quello che desidero fare in questo scritto è di individuare come tali fattori terapeutici siano attivati in un gruppo di psicoterapia condotto con la metodologia psicodrammatica.

Prenderò quindi ognuno di questi fattori e cercherò di descrivere, attraverso la mia esperienza, come sono attivati e supportati nella terapia psicodrammatica.

INFONDERE LA SPERANZA

La speranza è un sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera (Trecani.it). E’ importante che ci sia speranza sia nel terapeuta, che nel paziente sull’efficacia della terapia. 

Per quanto riguarda il terapeuta, le ricerche hanno evidenziato l’importanza che il terapeuta creda in se stesso e nell’efficacia del suo gruppo. Questo gli permetterà di trasmettere tale sentimento ai suoi clienti e di porre attenzione a tutto ciò che evidenzia tale efficacia, sottolineando i progressi dei vari membri del gruppo. 

Per quanto riguarda il paziente, la speranza gli permette di rimanere agganciato alla terapia, fintanto che gli altri fattori non si attivino, inoltre è essa stessa un fattore di cambiamento, lo confermano i miglioramenti dovuti all’effetto placebo. Studi sulle emozioni positive hanno osservato, infatti, che l’ottimismo e la speranza hanno degli effetti sul benessere personale e sociale (Matthew, Gallagher, Shane e Lopez, 2009). La speranza risulta essere associata ad elevate abilità di problem solving e a maggiori livelli di creatività, aiutando le persone a far fronte agli eventi negativi della vita in modo migliore (Valle etal 2006).

In psicodramma come è attivata la speranza?

Come sottolinea Yalom, anche lo psicodramma trae giovamento dal fatto che il gruppo è formato da persone che si trovano in diversi momenti del loro percorso terapeutico, da chi è appena arrivato, a chi è da diverso tempo presente all’interno del gruppo. Questo permette ai pazienti nuovi di poter vedere o ascoltare i miglioramenti delle persone più veterane del gruppo.

In base alla mia esperienza posso dire che la speranza è attivata in molti modi e in diversi momenti, all’interno di una terapia di gruppo psicodrammatica:

Durante le attività di gruppo quando il direttore, appositamente, propone delle attività per fare il punto sui progressi che i partecipanti sento di aver raggiunto. 

Ad esempio in un mio gruppo di psicodramma ho proposto una locometria dando la seguente consegna: “Ponetevi verso il cuscino verde se sentite di non aver lavorato molto su di voi durante quest’anno e vicino al cuscino arancione se invece sentite di aver lavorato molto su di voi”. Tutti i partecipanti erano poi invitati a spiegare la loro scelta. 

Un’attività di questo tipo permette di fare un’analisi del proprio percorso e di ascoltare le analisi degli altri. Per i nuovi partecipanti è estremamente importante poter constatare come le persone più veterane del gruppo riscontrino in loro stessi dei cambiamenti significativi. Questo infonde nei nuovi la speranza e in chi è migliorato l’ottimismo di continuare in questo percorso. C’è una stretta relazione fra speranza e ottimismo. 

Una partecipante del gruppo, durante questa attività, ha detto, “mi ricordo quando Marta, nella sua ultima conduzione, prima di uscire dal gruppo, aveva tracciato il suo percorso ponendo tanti cuscini, le tappe del suo percorso. Noi avevamo fatto lo stesso, solo che lei era nell’ultimo cuscino io ero nel primo. Oggi, posso dire, di essere a metà, non sono ancora arrivata come lei nell’ultimo cuscino, ma ho superato diverse tappe”. 

Questa persona parla di una conduzione di protagonista fatta da una compagna, questo è un altro momento importante che un direttore ha per stimolare la speranza. Quando una persona è prossima a lasciare il gruppo, perché sta concludendo il suo percorso, è importante prevedere dei momenti che permettano a lei e al gruppo di tracciare la storia del loro cammino terapeutico. Questo permetterà alle nuove persone di vedere che il cambiamento è possibile, questo infonde fiducia e speranza sul lavoro di gruppo.

Oggi stavo conducendo l'ultimo incontro di gruppo prima delle vacanze e ho chiesto ai partecipanti del gruppo di dire quali momenti, durante il loro percorso terapeutico, fossero stati per loro più significativi e importanti. Una persona nuova del gruppo ha detto: "quando sono arrivato Alice era protagonista e mi ricordo che doveva far uscire dalla sua vita una persona. Vedere come lei nella scena è riuscita a fare questo, mi ha dato forza ed energia, perché anch'io devo trovare quel coraggio per far uscire dalla mia vita una persona. Ho pensato che anch'io come lei lo posso fare".

Un altro momento importante è la partecipazione, dopo una conduzione di protagonista. Coloro che comunicano la propria esperienza possono mettere in luce il fatto che anche loro hanno vissuto quella situazione e che ora sono riusciti a superarla, oppure viceversa che desiderano arrivare anche loro a comportarsi in quel modo.

Anche il lavoro con la plus-realtà permette di stimolare la speranza e l’ottimismo. Lavorare sul futuro desiderato permette alle persone di identificare dove desiderano arrivare nella loro vita, vedere una meta e sperare di raggiungerla, tracciando anche un possibile percorso. L’articolo di Koleva (2012) sulle donne vittime di tratta mette ben in evidenza l’importanza di lavorare sul futuro per infondere speranza e ottimismo.

E’ importante lavorare con la plus realtà quando il cliente è pronto, poiché se il cliente pone resistenze il lavoro con la plus realtà può portare all’effetto contrario.

Nella ricerca che stiamo portando avanti, "la valutazione del cambiamento in gruppi di psicodramma classico", ci siamo posti l’obiettivo di verificare come lo psicodramma modifica i livelli di speranza e ottimismo utilizzando il questionario PRO-SPERA (Soresi, Ferrari, Nota, & Sgaramella, 2012).

UNIVERSALITA'

Uno degli aspetti più importanti che la terapia di gruppo comporta è la consapevolezza di “non essere il solo a provare ed affrontare certe situazioni e sofferenze”. Questo è emerso in modo evidente nella ricerca del progetto EMPoWER. Le donne, vittime di violenza, che hanno partecipato al gruppo di psicodramma, hanno affermato quanto importante sia stato per loro non sentirsi le sole ad aver vissuto quelle esperienze (Guglielmin MS, Gola N, Basilicò L, Gorinova M, Nikolova T, 2012).

Come scrive Yalom (2005) nelle prime fasi del gruppo terapeutico questo aspetto è importante poiché porta i pazienti a sentirsi sollevati, i pazienti si sentono più a contatto con il mondo e appartenenti all’umanità.

Nello psicodramma molte sono le attività che permettono questa condivisione. Una di queste attività è stata descritta anche nel libro di Yalom (2005) e consiste nel condividere i propri segreti. Un’altra attività è quella delle domande intime. Ai partecipanti è chiesto di scrivere delle domande intime da fare ai compagni. Successivamente chi ha posto la domanda, in inversione di ruolo con il compagno al quale si è fatta la domanda, risponde. Come nell’attività dei segreti questo esercizio stimola e rivela la capacità di empatia e comprensione delle persone. 

Il momento più importante nello psicodramma, in cui questo aspetto viene messo in risalto, è la partecipazione dell’uditorio. Dopo la conduzione di un protagonista è chiesto al gruppo di comunicare quali esperienze della propria vita, il lavoro del protagonista, ha fatto riemergere. Le persone sono invitate a lavorare su loro stesse esprimendo pensieri, sentimenti ed esperienze che sono state sollecitate dalla storia del protagonista. E’ in questo momento particolare che le persone si sentono in comunione con gli altri e sentono di non essere i soli ad aver provato, desiderato, od esperito quei sentimenti, atteggiamenti, vissuti. Raramente le persone dicono non ho mai provato o vissuto un’esperienza simile, e spesso chi risponde in questo modo è perché è molto difeso e di solito è una persona che è appena arrivata al gruppo.

Il gruppo di psicodramma è un gruppo che viene definito intersoggettivo, cioè un gruppo condotto in modo tale da sviluppare il massimo potenziale di empatia, di accettazione, rispetto della diversità dell’altro, promuove il tele positivo tra i membri del gruppo. Questo permette alla persona di sentirsi libera di essere veramente se stessa. E’ questo mostrarsi nella propria autenticità che si scopre di essere unici, ma allo stesso tempo simili. Compresi, accettati e valorizzati per ciò che siamo. La sociometria, con tutte le sue attività, permette proprio questo, di sviluppare il tele delle persone.  

INFORMAZIONE

In alcuni gruppi di terapia vengono fornite informazioni specifiche sulla malattia, sulle dinamiche psichiche e vengono dati consigli e suggerimenti.

In psicodramma non sono previsti momenti specifici in cui sono impartite informazioni esplicite sulla natura della malattia o sulla situazione di vita del paziente. Nonostante questo la metodologia psicodrammatica ha degli strumenti specifici per farlo, in particolare la strategia dell’evento critico permette al direttore di psicodramma di analizzare le modalità di vita di un paziente, come affronta una determinato momento critico, quali pensieri, concezioni errate il paziente ha in merito alla sua malattia e quali comportamenti autolesivi mette in atto. Successivamente, attraverso la dinamica della scena e l’aiuto del gruppo, il direttore può aiutare il protagonista a esplorare altri pensieri, trovare altri modi, attivare nuovi comportamenti. In seguito attraverso il Role Playing, la persona può giocare nuovi “ruoli”, cioè nuovi modi di affrontare la situazione e consolidarli dentro di lei per poterli attivare nella sua vita.

Nella partecipazione dell’uditorio, i partecipanti al gruppo raccontando la loro esperienza possono a loro modo fornire informazioni utili sulla malattia, il suo decorso, i momenti difficili, i pensieri erronei e comunicare come loro l’hanno affrontata, quali comportamenti sono stati utili ed efficaci.

Personalmente a volte nel mio gruppo utilizzo il riscaldamento per insegnare ai partecipanti dei metodi di rilassamento e meditazione, spesso i clienti hanno evidenziato l’importanza di questi momenti e mi hanno comunicato che utilizzano queste tecniche quando ne sentono il bisogno.

Lo psicodramma è una metodologia versatile e in questo sta la sua forza, può essere quindi arricchita attraverso altre teorie e tecniche. Trovo estremamente importante offrire ai miei clienti altri spunti e modalità di lavoro su loro stessi e non fermarmi solamente alla mia metodologia.

Quindi anche se lo psicodramma non lo prevede, penso sia importante: 

  • offrire momenti di rilassamento utilizzando tecniche di meditazione, di rilassamento progressivo o training autogeno;
  • fornire informazioni riguardo la malattia quando è necessario; 
  • analizzare le dinamiche psichiche e offrire informazioni al riguardo.

Come afferma Yallom: “la spiegazione di un fenomeno rappresenta il primo passo verso il controllo del fenomeno stesso”.

ALTRUISMO

Nel mese di maggio una donna del gruppo sulla quarantina, che chiamerò Mary, si rivolse a un’altra donna della stessa età e gli disse che lei si sentiva in colpa, perché non desiderava dei figli e voleva un suo feedback.  La sua compagna di gruppo le rispose che la comprendeva e le parlò di lei, concludendo che ci si può realizzare in tanti modi e che non tutte le donne sentono il richiamo della maternità. Finita questa attività chiesi di fare un altro giro in cui ognuno poteva esprimere come si sentiva dopo aver chiesto e ricevuto dall’altro ciò che desiderava. Mary disse che si sentiva molto meglio e che l’ansia iniziale che aveva era diminuita, le parole della sua compagna erano state tranquilizzanti. L’incontro tra queste due danne è stato molto intenso, ritroviamo in questa comunicazione la condivisione e l’universalità dei sentimenti e delle situazioni, ma troviamo anche il fattore che Yallom definisce altruismo. La seconda donna vedendo la reazione della compagna alle sue parole si è sentita sicuramente d’aiuto alla compagna “scoprire di essere stati importanti per altre persone è un’esperienza ristoratrice che da un forte impulso all’autostima”. Quando Giovanna concluse la sua terapia di gruppo disse: “voglio portare fuori di qui questo aspetto di me, che ho scoperto nel gruppo, la mia capacità di essere d’aiuto agli altri attraverso la mia comprensione e capacità introspettiva”. Quando le persone iniziano il gruppo, spesso sono molto concentrate su loro stesse, sui loro problemi, si sentono svuotate, a volte inutili, incapaci di dare o fare qualcosa di buono. Il gruppo permette loro di sperimentare qualcosa di diverso, di iniziare a comprendere che loro possono essere importanti per gli altri membri del gruppo. Essere concentrati solo su di noi è un buon modo per essere infelici. Dentro di noi siamo consapevoli che la vita è molto di più, non possiamo bastare a noi stessi, abbiamo bisogno di sentirci utili per l’altro, di sentire che stiamo dando un piccolo contributo a questo mondo. Il gruppo diventa la palestra, dove sperimentare tutto questo per poi portarlo fuori dal gruppo. In questi anni ho avuto il grande piacere di coordinare i Minicorsi per adolescenti organizzati dai Gesuiti a Selva di Val Gardena. Durante la verifica finale i ragazzi spesso dicono che qui si crea un mondo particolare dove ognuno ha il coraggio di essere autentico, da’ il meglio di sé e ci si aiuta reciprocamente. Sottolineano con amarezza che fuori non è lo stesso, ma sentono un grande impulso e desiderio a portare fuori questo modo di essere. Concludiamo sempre i minicorsi con attività simboliche in cui i ragazzi tornano “nella terra” con il bagaglio appreso in questi giorni di lavoro personale in cui hanno potuto sperimentare rapporti autentici di reciproca condivisione e aiuto. La terra li accoglie con le sue imperfezioni, bellezze e brutture e il messaggio è quello che sta a loro portare un contributo per rendere la terra più simile a come la desiderano. L’adolescenza è sicuramente un’età speciale poiché i grandi valori e le domande sul senso della vita risuonano forti dentro i ragazzi/e. Sperimentare di essere importanti per l’altro, e che possiamo contribuire al miglioramento delle cose, ha un valore enorme per i ragazzi/e.

RICAPITOLAZIONE CORRETTIVA DEL GRUPPO PRIMARIO FAMILIARE

Il gruppo di psicodramma è un gruppo particolare. Il direttore costruisce attraverso una modalità di conduzione specifica, un gruppo intersoggettivo e cioè un gruppo in cui le persone che ci fanno parte non si sentono giudicate, ma accolte e accettate per ciò che sono. Il rispetto per la verità soggettiva di ognuno è un presupposto indispensabile senza il quale non sarebbe possibile lavorare.

Tale gruppo può essere costruito seguendo delle tecniche di conduzione ben precise che sono la circolarità, la parità e la sospensione della risposta. Tali tecniche fanno si che ogni membro del gruppo abbia un suo spazio e un suo tempo all’interno del gruppo e possa riflettere, quando gli viene dato un feedback o un messaggio da parte di un altro membro del gruppo, senza cadere nel botta e risposta.

Il gruppo di psicodramma, quindi, cerca di essere il più possibile libero da motti transferali e da proiezioni, meccanismi psichici che permettono di rigiocare nel gruppo copioni e schemi appresi all’interno della famiglia. Tali meccanismi si attivano all’interno dei gruppi di psicoterapia dinamici permettendo alle persone di diventarne consapevoli di tali modalità di interazione e quindi di interromperli sperimentando modi diversi di relazione.

Come avviene, allora, la ricapitolazione correttiva del gruppo primario in un gruppo di psicodramma?

In psicodramma questo avviene attraverso la rappresentazione scenica. I membri del gruppo, quando hanno la possibilità di essere protagonisti, hanno l’occasione di mettere in scena momenti della propria vita familiare. La messa in scena permette di rivedere ricordi ed esperienze del passato e poterle comprendere più in profondità, elaborarle e modificarle. La possibilità di mettersi “nei panni degli altri” (mamma, papà, fratelli...), attraverso la tecnica dell’inversione di ruolo, consente al protagonista di cogliere aspetti, punti di vista ed emozioni nuove e vedere la situazione da altre prospettive e quindi in modo più ampio.

Fare l’io ausiliare all’interno di una scena di un compagno oppure essere uno spettatore offre opportunità per riconoscere copioni e stili di comportamento che assomigliano ai propri. I partecipanti al gruppo possono cogliere somiglianze nel modo che loro hanno di comportarsi all’interno della loro famiglia e possono fare collegamenti utili sul comportamento che loro mettono in atto oggi.

Oltre alla rappresentazione scenica, anche lo sperimentare un gruppo intersoggettivo è un’occasione per apprendere nuove modalità di interazione, ben presto i partecipanti apprendono l’importanza di non rispondere subito, permettendo alle emozioni e ai pensieri di sedimentare dentro di loro (sospensione della risposta) e di lasciare spazio e tempo agli altri (circolarità e parità). L’accettazione delle diversità, cioè l’altro non è come io lo vogliamo, è diverso da noi, permette alle persone di sperimentare un vero incontro. L’incontro, concetto fondamentale per Moreno, è proprio questo: accettare l’altro per quello che è, vedere la realtà attraverso i suoi occhi e guardarsi attraverso gli occhi dell’altro. Questo permette ai partecipanti del gruppo di arricchire la visione della realtà e di se stessi, uscendo così dall’egocentrismo.

TECNICHE DI SOCIALIZZAZIONE

Spesso nello psicodramma si propongono delle attività che permettono alle persone del gruppo di avere dei feedback su come sono percepiti e visti. Questi feedback vengono chiamati, dagli psicodrammatisti italiani, specchi. Lo specchio permette alla persona di sapere qual è l’immagine di sé che arriva all’altro. Lo specchio permette alla persona di comprendere la possibile discrepanza tra ciò che loro intendono comunicare e ciò che arriva agli altri, qual è il loro impatto sulle altre persone. Inoltre lo psicodramma permette alle persone di apprendere dei modi di stare con gli altri. La regola della sospensione della risposta permette ai membri del gruppo di non rispondere in modo impulsivo ai feedback degli altri, di poter tenere dentro di sé la propria emozione e i propri pensieri per un certo lasco di tempo. Questo consente alla persona di riflettere su quello che è successo e sull’emozione che ha suscitato. Successivamente il poter dare voce a tutto questo, senza rivolgersi nello specifico alla persona che ha dato il feedback, permette di rimanere in contatto con il proprio mondo emotivo e il proprio vissuto, evitando che la comunicazione diventi un botta e risposta che concentrerebbe l’attenzione più su chi ha ragione, piuttosto che su che cosa sento e cosa mi dice questo di importante su di me. Quest’anno ho condotto un gruppo di donne extossicodipendenti che mi hanno insegnato molto riguardo l’impulsività, il botta e risposta e come cercare di interromperlo. Il loro modo consueto di interagire tra loro era quello di agire subito, appena si sentivano minacciate, giudicate, ferite. Questo non permetteva di stare a contatto con i loro sentimenti e neppure di dare una chance al pensiero e al sentimento dell’altro. Uno degli obiettivi importanti che queste donne si erano poste era quello di poter fidarsi e di stare bene con altre donne, ma questo era impossibile, se ad ogni piccolo intervento, si attaccavano alimentando un botta e risposta rabbioso. Apprendere la sospensione della risposta ha permesso loro di incontrarsi, di permettere all’altro di esprimere le proprie emozioni, i propri pensieri e scoprire che forse queste emozioni e pensieri potevano essere fruttuosi per sé e per gli altri e che non erano poi così giudicanti, minaccianti e pericolosi. Tutte le varie attività che stimolano gli specchi permettono alle persone di acquistare abilità sociali importanti, le persone col tempo saranno meno portate a dare giudizi impulsivi e saranno più capaci di sintonizzarsi empaticamente con l’altro fornendo così rimandi costruttivi e di aiuto all’altro. Questo genera un circolo virtuoso creando un clima di non giudizio, di accettazione dell’altro e di aiuto reciproco. Un’altra regola importante dello psicodramma è la parità e la circolarità: tutti i membri del gruppo hanno un loro spazio e un loro tempo. Nello psicodramma, nel tempo del gruppo, non ci sono persone che prendono più spazio degli altri e persone che non parlano mai e non si prendono il loro spazio. Tutto questo può far sembrare il gruppo di psicodramma qualcosa di artificiale e forse in un certo senso è così, ma quello che ho potuto comprendere è che questo aiuta le persone ad apprendere che ci sono momenti per l’ascolto e momenti in cui ci si racconta. Il fatto inoltre di non dover scegliere quando inserirsi nell’attività, nella comunicazione, abbassa molto l’ansia e spesso le persone comunicano l’entusiasmo di riuscire a parlare ed esprimersi come mai era successo in altri gruppi. Sentire di potersi mostrare, di poter dire i propri pensieri ed emozioni, l’essere ascoltato, permette alle persone di sentirsi più efficaci dandogli la forza di portare questi apprendimenti fuori dal gruppo.

COMPORTAMENTO IMITATIVO

Matilde, durante una conduzione di protagonista, parla con il suo partner e gli dice tutta la verità su quello che sente e prova, di come vorrebbe che fosse la sua relazione con lui e di quanto sia scontenta. E’ la prima volta che Matilde riesce a dire così chiaramente quello che sente. Per Matilde questo lavoro è stata una palestra, sperimentare un nuovo modo di interazione con il suo compagno. Anna ha assistito alla scena e durante la partecipazione dell’uditorio afferma di essersi rivista molto in Matilde e che vorrebbe provare anche lei ad essere così sincera con il proprio compagno. Antonio vede la scena di Margherita con sua madre, una scena molto dolce in cui lei la ringrazia per tutto quello che ha fatto. Durante la partecipazione dell’uditorio Antonio esprime il suo desiderio di abbracciare sua madre e di ringraziarla. Questi sono piccoli esempi che ci illustrano come i partecipanti ad un gruppo di psicodramma possono imparare modi nuovi di interagire con le persone importanti della loro vita guardano le scene degli altri. Moreno definiva l’apprendimento attraverso l’osservazione terapia dello spettatore (Moreno, 1939). Oltre che durante le conduzioni di protagonista i membri del gruppo apprendono anche durante la partecipazione dell’uditorio, in cui le persone possono raccontare come hanno affrontato situazioni simili. I membri del gruppo possono apprendere tra loro modalità di socializzazione e di stare con l’altro che sentono essere buone per loro. La funzione mentale del rispecchiamento permette di vedere nell’altro aspetti di noi che sentiamo simili. Alcuni di questi aspetti della nostra personalità possono non piacerci e vedere come un’altra persona ha affrontato questi lati del proprio carattere, li ha corretti e superati, può essere d’aiuto nel provare a seguire quella strada. Un’attività che mi piace molto proporre nei miei gruppi è “simile e dissimile”, si invitano i membri del gruppo a pensare a due persone del gruppo, una che sentiamo molto simile a noi e una che sentiamo molto dissimile a noi. Metto due sedie nel palcoscenico e le persone a turno sono invitate a dire alle persone, che hanno pensato, perché sono simili o dissimili da loro. E’ interessante notare che spesso le persone dissimili vengono scelte per qualche caratteristica che la persona non ha, ma vorrebbe avere e spesso dicono all’altro devo imparare da te per sviluppare questa capacità che mi piace molto e che mi sarebbe utile avere. In questa affermazione i clienti riconoscono che apprendiamo osservando qualcun altro e questo è un bel dono che possiamo ricevere dagli altri e offrire.

APPRENDIMENTO INTERPERSONALE

Secondo Moreno il Sé nasce dai ruoli. I ruoli nascono dalle interazioni con gli altri significativi e con la vita e saranno la via per entrare in relazione con gli altri. La personalità è quindi, secondo la teoria psicodrammatica, il prodotto dell’interazione con le persone significative della propria vita. Le interazioni con i controruoli attivano i ruoli. Il bambino può entrare in contatto con una mamma dolce, disponibile, pronta a rispondere ai suoi bisogno, sviluppando così un ruolo di apertura, sicurezza di ricevere ciò di cui ha bisogno, un ruolo che può chiedere. In altre occasioni la mamma potrà essere meno disponibile e potrà far attendere il bambino, il controruolo quindi sarà di una mamma non disponibile, occupata, il bambino svilupperà quindi un ruolo di attesa e pazienza. La mamma metterà a disposizione del bambino molti controruoli e grazie a questo il bambino svilupperà molti ruoli. Il concetto di ruolo è complesso, il ruolo non può essere dissociato dal suo controruolo, il ruolo ha al suo interno il controruolo che l’ha attivato, gli effetti che tale attivazione hanno comportato, il vissuto emotivo dell’interazione ruolo - controruolo e il pensiero su se stesso che si è generato da tale vissuto emotivo. Tutto ciò struttura il ruolo che verrà attivato nelle situazioni della vita che attiveranno tale ruolo. Nelle molteplici relazione della nostra vita sviluppiamo quindi molti ruoli, più ruoli sviluppiamo più possibilità abbiamo di interagire con gli altri e il mondo in modo diverso, spontaneo e creativo, meno ruoli sviluppiamo più questa possibilità viene a mancare e il comportamento diventerà rigido, stereotipato, povero. E’ quindi un indice di benessere poter attivare diversi ruoli in situazioni nuove o in situazioni conosciute. Interazioni difficili, dolorose, povere con gli altri significativi portano allo sviluppo di pochi ruoli e questo fa si che nella vita si attiveranno sempre tali ruoli vissuti come necessari per la sopravvivenza. Pensiamo a un bambino che cresce in una famiglia maltrattante, dove la maggior parte dei controruoli esperiti sono violenti, lesivi, abusanti, i ruoli sviluppati saranno ruoli di paura, congelamento, allerta. Nel bagaglio dei ruoli di questo bambino mancheranno ruoli di fiducia, rilassamento, apertura. Bowlby (1980) parla di modello operativo interno che si struttura nell’interazione con le persone che si prendono cura del bambino, Segal (1990) lo chiama schema, costituito da ciò che l’individuo pensa di se stesso, dal significato che dà ai segnali relazionali e dal conseguente comportamento interpersonale che mette in atto. Diverse teorie che indicano tutte una sola cosa: l’importanza delle prime esperienze relazioni per la costituzione della nostra personalità. Il benessere di una persona quindi nasce dalla possibilità di attivare molteplici ruoli, in modo spontaneo e creativo. Moreno sosteneva che più una persona è spontanea più una persona sta bene, questo è stato confermato da diverse ricerche, che hanno dimostrato che spontaneità e malessere sono inversamente correlate. Sullivan (1940) sosteneva l’importanza di “espandere l’Io fino al punto in cui il paziente appaia agli altri molto simile a come egli vede sé stesso”. Espandere l’Io significa per Moreno espandere i ruoli, apparire agli altri come noi vediamo noi stessi significa essere spontanei, cioè noi stessi. Come scrive Yalom il trattamento terapeutico dovrebbe lavorare per correggere le distorsioni interpersonali, questo permetterebbe alle persone di condurre una vita più piena, di collaborare con gli altri, di ottenere gratificazioni dagli altri realistiche e reciprocamente soddisfacenti. 

Far parte di un gruppo di psicodramma offre l’opportunità di poter sperimentare ruoli nuovi e diversi senza la paura di essere ferito, giudicato, abbandonato o criticato. Come abbiamo già descritto nel paragrafo dell’Universalità, il gruppo di psicodramma è un gruppo intersoggettivo, cioè un gruppo condotto in modo tale da sviluppare il massimo potenziale di empatia, di accettazione, rispetto della diversità dell’altro cioè promuove il tele positivo tra i membri del gruppo. Questo permette alla persona di sentirsi libera di essere se stessa e di sperimentare ruoli nuovi, che vengono stimolati anche da attività ben precise che hanno il compito di liberare la spontaneità e la creatività delle persone. Un’attività di questo tipo consiste nel fornire ai partecipanti una lista di ruoli (es.io crocerossina, solitario, intellettuale…). I partecipanti hanno il compito di sceglierne uno, quello che sentono cristallizzato, che usano spesso, ma non vorrebbero. Successivamente vengono stimolati ad agire quel ruolo in modo da amplificarlo, come una caricatura. Poi vengono invitati a scegliere un ruolo che sentono essere l’opposto del precedente e lo animano come prima. Tante poi possono essere le scelte registiche, come ad esempio far parlare i due ruoli tra loro e successivamente aiutare la persona a collegare episodi della sua vita in cui è portata ad utilizzare il primo ruolo e quando vorrebbe non utilizzarlo per dare spazio all’altro ruolo. Tutto questo permette alle persone di approfondire a diversi livelli, cognitivo, emotivo, corporeo i ruoli che loro giocano con gli altri e sperimentare modalità nuove. L’esperienza nel gruppo e le varie attività predisposte ad hoc permetto quindi ai partecipanti di ampliare le loro capacità interpersonali.